L'ordine informa
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La disintermediazione prospettata dal ministero dell'economia è utopia. Serve una relazione più efficiente tra contribuente, fisco e professionisti.

ago 24, 2021, 16:46 by Marilena Marino
Il punto di vista di Marcella Caradonna, Presidente Odcec Milano, nell'articolo di ItaliaOggi del 24 agosto 2021


Di seguito l' articolo pubblicato in data 24 agosto 2021 su ItaliaOggi, di Marcella Caradonna, Presidente Odcec Milano

Articolo ItaliaOggi 24 agosto 2021


" Come per altre le professioni, in queste assolate giornate di agosto si dibatte
in vario modo sul futuro che è riservato a noi commercialisti, anche in relazione ai contenuti dell'Atto di indirizzo per il conseguimento degli obiettivi di politica fiscale per gli anni 2021-2023 (si veda ItaliaOggi del 21 agosto scorso).
Ad una prima lettura del documento può sorgere la preoccupazione di una volontà di disintermediazione del rapporto fisco-contribuente con esclusione del commercialista (ed in senso più ampio del consulente tributario), ma, se si legge il testo in relazione alla realtà italiana, credo che non sia (e non possa essere logicamente) questo l'obiettivo del Mef, perché in tal caso sarebbe pura utopia.
Vorrebbe dire avere un legislatore con norme semplici che non richiedono oltre 500 pagine di chiarimenti da parte dell'Agenzia solo per accedere ad una agevolazione, implicherebbe l'emanazione di Leggi finanziarie con poche disposizioni e non (come ora) con centinaia di commi e vi dovrebbe essere un sistema che codificasse tutto in modo semplice, stabile e chiaro. In un mondo ipotetico così, probabilmente, si potrebbe credere ad un rapporto diretto contribuente-fisco. Ma siamo in Italia e non penso che un tessuto economico e culturale come il nostro cambi nell'arco del triennio di cui si occupa l'atto di indirizzo.
In questo contesto scelte strategiche per un sistema fiscale efficiente non possono prescindere dal supporto al contribuente di esperti e non può essere il fisco stesso ad assumere quel compito di punto di riferimento che oggi svolgono i commercialisti perché ciò creerebbe una confusione di ruoli che non giova a nessuno.
In Italia, infatti, il contribuente non ha, spesso, le competenze per comprendere quali sono le scelte migliori da compiere (ad esempio anche solo nell'avvio di una start up). non ha né il tempo (e forse neppure la voglia) per tenersi al corrente su ciò che deve fare per rispettare le norme… è abituato a delegare e chiede chiarimenti al suo commercialista anche solo per essere sicuro di non sbagliare.
Perfino i professionisti fanno fatica ad aggiornarsi e negli ultimi anni la situazione non è migliorata. In questo contesto è molto difficile, quindi, che, pur con una digitalizzazione in atto, si crei nella maggioranza dei casi un rapporto diretto con il fisco.
Il dubbio è sorto, forse a ragione, perché nel documento si specifica che si opera «nell'ottica di facilitare gli adempimenti e minimizzarne i costi, rendendo così la compliance un fenomeno naturale, qualcosa che accade al semplice verificarsi dei presupposti previsti dalla legge, senza il bisogno di eccessivi oneri e formalità». Si fa quindi rientrare la consulenza fiscale negli oneri da eliminare. Tuttavia successivamente si specifica: «la gestione dell'emergenza sanitaria ha dimostrato che la capacità dell'amministrazione finanziaria di fornire risposte rapide ai bisogni dei contribuenti può generare ricadute positive in termini remputazionali, contribuendo a consolidare il rapporto di fiducia tra contribuenti e fisco e favorendo un incremento del livello di compliance».
Ma proprio nella pandemia i consulenti in generale (ed i commercialisti in particolare) sono stati cerniera operativa indispensabile nel susseguirsi dei decreti emergenziali ed i quesiti e le risposte sono stati, per lo più , gestiti con un dialogo «fra addetti ai lavori». Tutti ne siamo consapevoli, poiché la complessità delle norme era tale che solo esperti potevano comprenderne i contenuti. Ed allora credo che gli oneri non siano collegati ad una nostra attività, ma ad una più ampia efficienza di sistema. Ritengo, quindi, che un miglioramento dell'assetto organizzativo ed informatico del fisco sia non solo utile, ma indispensabile e noi commercialisti per primi lo abbiamo chiesto a gran voce. Per il commercialista, infatti, avere linee di indirizzo chiare, portali informatici che funzionano, scadenze che non impongano proroghe dell'ultimo minuto, canali di dialogo differenti per le diverse problematiche dei propri clienti, sono elementi considerati essenziali per svolgere al meglio il proprio lavoro e, contemporaneamente, fondamentali per migliorare sensibilmente il rapporto fra il fisco ed il contribuente. Non vi è, quindi, antitesi fra il ruolo che svolgiamo come consulenti ed un fisco efficiente…anzi!
Proprio agosto con le scadenze che ci sono state evidenzia la necessità di una modifica sostanziale in ambito fiscale. Tutto ciò, se finalizzato (come indicato dall'atto di indirizzo) alla centralità del contribuente appare quindi condivisibile. Perché vi sia un reale cambiamento, tuttavia, sarebbe necessario che vi fosse anche una modifica sostanziale di approccio da parte dei delle diverse istituzioni che conduca, fra l'altro, ad un reale e concreto rispetto dello Statuto del contribuente, una riduzione drastica degli adempimenti e delle scadenze, una lettura delle norme che non implichi decine di pagine di chiarimenti.
In conclusione non vedo una minaccia alla professione nell'atto di indirizzo del Mef, ma ritengo, tuttavia, che, forse, nel documento sarebbe stato più coerente alla realtà un richiamo esplicito al ruolo che svolgiamo (anche per non dare origine a possibili fraintendimenti). Spero, in ogni caso, che nel concretizzare gli obiettivi indicati, vi sia l'apertura ad ascoltare le nostre proposte, frutto dell'esperienza «sul campo», nell'interesse del contribuente e, più in generale, del nostro Paese.

Marcella Caradonna "

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La disintermediazione prospettata dal ministero dell'economia è utopia. Serve una relazione più efficiente tra contribuente, fisco e professionisti.

ago 24, 2021, 16:46 by Marilena Marino
Il punto di vista di Marcella Caradonna, Presidente Odcec Milano, nell'articolo di ItaliaOggi del 24 agosto 2021


Di seguito l' articolo pubblicato in data 24 agosto 2021 su ItaliaOggi, di Marcella Caradonna, Presidente Odcec Milano

Articolo ItaliaOggi 24 agosto 2021


" Come per altre le professioni, in queste assolate giornate di agosto si dibatte
in vario modo sul futuro che è riservato a noi commercialisti, anche in relazione ai contenuti dell'Atto di indirizzo per il conseguimento degli obiettivi di politica fiscale per gli anni 2021-2023 (si veda ItaliaOggi del 21 agosto scorso).
Ad una prima lettura del documento può sorgere la preoccupazione di una volontà di disintermediazione del rapporto fisco-contribuente con esclusione del commercialista (ed in senso più ampio del consulente tributario), ma, se si legge il testo in relazione alla realtà italiana, credo che non sia (e non possa essere logicamente) questo l'obiettivo del Mef, perché in tal caso sarebbe pura utopia.
Vorrebbe dire avere un legislatore con norme semplici che non richiedono oltre 500 pagine di chiarimenti da parte dell'Agenzia solo per accedere ad una agevolazione, implicherebbe l'emanazione di Leggi finanziarie con poche disposizioni e non (come ora) con centinaia di commi e vi dovrebbe essere un sistema che codificasse tutto in modo semplice, stabile e chiaro. In un mondo ipotetico così, probabilmente, si potrebbe credere ad un rapporto diretto contribuente-fisco. Ma siamo in Italia e non penso che un tessuto economico e culturale come il nostro cambi nell'arco del triennio di cui si occupa l'atto di indirizzo.
In questo contesto scelte strategiche per un sistema fiscale efficiente non possono prescindere dal supporto al contribuente di esperti e non può essere il fisco stesso ad assumere quel compito di punto di riferimento che oggi svolgono i commercialisti perché ciò creerebbe una confusione di ruoli che non giova a nessuno.
In Italia, infatti, il contribuente non ha, spesso, le competenze per comprendere quali sono le scelte migliori da compiere (ad esempio anche solo nell'avvio di una start up). non ha né il tempo (e forse neppure la voglia) per tenersi al corrente su ciò che deve fare per rispettare le norme… è abituato a delegare e chiede chiarimenti al suo commercialista anche solo per essere sicuro di non sbagliare.
Perfino i professionisti fanno fatica ad aggiornarsi e negli ultimi anni la situazione non è migliorata. In questo contesto è molto difficile, quindi, che, pur con una digitalizzazione in atto, si crei nella maggioranza dei casi un rapporto diretto con il fisco.
Il dubbio è sorto, forse a ragione, perché nel documento si specifica che si opera «nell'ottica di facilitare gli adempimenti e minimizzarne i costi, rendendo così la compliance un fenomeno naturale, qualcosa che accade al semplice verificarsi dei presupposti previsti dalla legge, senza il bisogno di eccessivi oneri e formalità». Si fa quindi rientrare la consulenza fiscale negli oneri da eliminare. Tuttavia successivamente si specifica: «la gestione dell'emergenza sanitaria ha dimostrato che la capacità dell'amministrazione finanziaria di fornire risposte rapide ai bisogni dei contribuenti può generare ricadute positive in termini remputazionali, contribuendo a consolidare il rapporto di fiducia tra contribuenti e fisco e favorendo un incremento del livello di compliance».
Ma proprio nella pandemia i consulenti in generale (ed i commercialisti in particolare) sono stati cerniera operativa indispensabile nel susseguirsi dei decreti emergenziali ed i quesiti e le risposte sono stati, per lo più , gestiti con un dialogo «fra addetti ai lavori». Tutti ne siamo consapevoli, poiché la complessità delle norme era tale che solo esperti potevano comprenderne i contenuti. Ed allora credo che gli oneri non siano collegati ad una nostra attività, ma ad una più ampia efficienza di sistema. Ritengo, quindi, che un miglioramento dell'assetto organizzativo ed informatico del fisco sia non solo utile, ma indispensabile e noi commercialisti per primi lo abbiamo chiesto a gran voce. Per il commercialista, infatti, avere linee di indirizzo chiare, portali informatici che funzionano, scadenze che non impongano proroghe dell'ultimo minuto, canali di dialogo differenti per le diverse problematiche dei propri clienti, sono elementi considerati essenziali per svolgere al meglio il proprio lavoro e, contemporaneamente, fondamentali per migliorare sensibilmente il rapporto fra il fisco ed il contribuente. Non vi è, quindi, antitesi fra il ruolo che svolgiamo come consulenti ed un fisco efficiente…anzi!
Proprio agosto con le scadenze che ci sono state evidenzia la necessità di una modifica sostanziale in ambito fiscale. Tutto ciò, se finalizzato (come indicato dall'atto di indirizzo) alla centralità del contribuente appare quindi condivisibile. Perché vi sia un reale cambiamento, tuttavia, sarebbe necessario che vi fosse anche una modifica sostanziale di approccio da parte dei delle diverse istituzioni che conduca, fra l'altro, ad un reale e concreto rispetto dello Statuto del contribuente, una riduzione drastica degli adempimenti e delle scadenze, una lettura delle norme che non implichi decine di pagine di chiarimenti.
In conclusione non vedo una minaccia alla professione nell'atto di indirizzo del Mef, ma ritengo, tuttavia, che, forse, nel documento sarebbe stato più coerente alla realtà un richiamo esplicito al ruolo che svolgiamo (anche per non dare origine a possibili fraintendimenti). Spero, in ogni caso, che nel concretizzare gli obiettivi indicati, vi sia l'apertura ad ascoltare le nostre proposte, frutto dell'esperienza «sul campo», nell'interesse del contribuente e, più in generale, del nostro Paese.

Marcella Caradonna "

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